La comunità delle api rappresenta senza dubbio uno spettacolo meraviglioso della natura e il suo senso della perfezione. All’interno di un alveare pulsa una vera e propria città brulicante di vita, dove ciascuna ape svolge una funzione precisa e insostituibile. Tutti i membri sono animati da un unico obiettivo comune: assicurare il benessere dell'intera colonia, favorendone la crescita e lo sviluppo continuo. La specie di api più diffusa e allevata al mondo è certamente l’ape mellifera, apprezzata soprattutto perché in grado di garantire produzioni abbondanti di miele.
Nell'alveare convivono api diverse con compiti specifici. L’individuo centrale attorno a cui ruota l’intera colonia è sicuramente l’ape regina. L’ape regina è l’unica femmina fertile della colonia, essendo dotata di organi riproduttivi completamente sviluppati e in grado quindi di deporre le uova. Si può facilmente distinguere dalla sua grandezza, superiore di quasi la metà rispetto alle api operaie. Inoltre, contrariamente alle operaie, non possiede strutture per la raccolta del polline e del nettare, come cestelle polliniche, ghiandole ceripare o ghiandole faringee. Un particolare interessante riguarda il suo pungiglione, che non è seghettato come quello delle operaie, per cui quando punge può estrarre l'aculeo senza morire, utilizzandolo anche per depositare le uova. Essendo la regina costantemente impegnata nella deposizione delle uova, e dunque responsabile del rinnovo continuo della colonia, richiede continue cure e nutrimento da parte delle api operaie. La moltiplicazione naturale delle colonie avviene tramite la sciamatura, durante la quale la comunità si divide in due parti: nello sciame che lascia l’alveare si riuniscono api di varia età insieme alla vecchia regina, mentre nell'alveare originario le giovani regine appena nate si affrontano finché la più forte conquista il predominio.
Altro abitante particolare dell’alveare è il fuco, il cui unico compito consiste nella fecondazione della regina. I fuchi nascono da uova non fecondate che la regina depone in apposite celle più grandi, dette celle da fuco. Sono presenti solo nei mesi caldi, solitamente in numero di qualche migliaio. Quando con l’arrivo dell’autunno la disponibilità di nettare diminuisce, le api operaie allontanano i fuchi dall'alveare per risparmiare scorte e risorse per l'inverno.
La più numerosa categoria di abitanti dell'alveare è costituita invece dalle api operaie, che svolgono la maggior parte delle attività all’interno della colonia. I loro compiti cambiano man mano che trascorre la loro breve vita, secondo una sequenza precisa e ben definita. Le giovani api operaie nascono dopo 21 giorni dalla deposizione dell'uovo fecondato e, nei primi quattro giorni di vita, si dedicano alla pulizia delle celle liberate, preparandole per la successiva deposizione delle uova. Dopo questa prima fase diventano api nutrici, specializzandosi nel nutrimento delle larve. Attorno al sesto giorno dalla nascita, con il pieno sviluppo delle ghiandole faringee, cominciano a produrre pappa reale diventando nutrici della regina. Dal dodicesimo giorno circa, con l'attivazione delle ghiandole ceripare, si trasformano in api costruttrici della struttura in cera dei favi. A partire dal diciottesimo giorno la loro mansione muta nuovamente, diventando api guardiane poste all'ingresso dell'alveare per difesa. Infine, attorno al ventunesimo giorno di vita, iniziano a ricoprire il ruolo di api bottinatrici, volando nelle zone circostanti per raccogliere nettare e polline. È proprio durante quest'ultima fase molto faticosa, specialmente nei mesi di piena fioritura, che le api lentamente si consumano, morendo normalmente dopo appena 30-40 giorni. Nei periodi privi di fioritura intensiva invece, possono vivere anche diversi mesi.
Origini dell’ape mellifera
I primi insetti imenotteri apparvero sulla terra oltre 200 milioni di anni fa. Le api, in particolare, si svilupparono circa 80 milioni di anni fa a partire da antenati simili a vespe carnivore. Tali antenati cambiarono progressivamente dieta da carnivora a erbivora, spostandosi sul consumo esclusivo di nettare e polline. Un comportamento simile si osserva ancora oggi in alcune specie di vespe: anche se generalmente prediligono il nutrimento carnivoro, alcune vespe, come quelle del sottogruppo Masarinae, basano ormai interamente la propria dieta su nettare e polline. Durante il passaggio evolutivo verso la dieta erbivora, il corpo delle api sviluppò caratteristiche specifiche: una fitta peluria corpoale, una ligula allungata per estrarre il nettare dai fiori, spazzole e cestelle polliniche per la raccolta del polline e una speciale sacca mellifera che permette il trasporto del nettare raccolto. Col tempo alcune specie svilupparono la capacità di produrre cera grazie a speciali ghiandole del corpo. Ciò portò alla grande varietà delle api odierne: da specie solitarie a quelle sociali, dalle api prive di pungiglione ai bombi, fino alle complesse società di api mellifere capaci di sopravvivere all’inverno raggruppandosi in collezioni ordinate.
Nel definire l'evoluzione delle api come le conosciamo oggi, risulta fondamentale l'ultima era glaciale che interessò l'Europa circa mezzo milione di anni fa. Durante questo periodo l'estensione dei ghiacciai costrinse le api a migrare verso regioni più calde di Sud Europa attorno al Mediterraneo. Con il successivo ritiro glaciale, le api si diffusero nuovamente a nord, colonizzando così le zone originariamente abitate. Tutte le api europee discendono pertanto da quegli originari ceppi meridionali.
Inserendo l’ape nell'attuale classificazione zoologica otteniamo:
- Phylum: Arthropoda (Artropodi)
- Subphylum: Tracheata (Tracheati)
- Classe: Insecta (Insetti)
- Sottoclasse: Pterygota (Insetti alati)
- Ordine: Hymenoptera (Imenotteri)
- Sottordine: Apocrita (Apocriti)
- Famiglia: Apidae (Api)
- Genere: Apis (Api)
- Specie: Apis mellifica (Ape mellifera)

























































































































































