Nel mese di marzo si sciolgono gli ultimi residui di neve, la natura si risveglia dal letargo invernale e le colonie di api iniziano ad allevare nuove generazioni con estese aree di covata, segno del rinvigorirsi primaverile dell’alveare. Colonie in Svernamento: Anche gli apicoltori che mantengono le proprie api in zone più elevate attendono con ansia il primo volo di pulizia primaverile. Più tardivo è questo primo volo, più rappresenta un evento importante per l’apicoltore. La variabilità della data del primo volo evidenzia quanto siano diverse le condizioni naturali per l’apicoltura in Italia – tra le zone, la differenza può arrivare anche a un mese.
Con la fine dell’inverno a marzo, il paesaggio si anima e le api cominciano ad allevare estese superfici di covata per garantire la sostituzione primaverile delle generazioni.
Colonie in Svernamento
Il primo volo di pulizia è atteso anche dagli apicoltori delle regioni più alte. Più tardi avviene, maggiore è la gioia per l’apicoltore. L’andamento di questo evento riflette le differenze delle condizioni naturali che caratterizzano la geografia apistica italiana; la data del primo volo può variare fino a un mese tra ubicazioni diverse.
Ispezione Primaverile
L’ispezione primaverile è il primo controllo importante dello stato delle colonie dopo l’inverno. Per ciascuna famiglia di api bisogna verificare la presenza di una regina in ovodeposizione, la quantità di riserve di alimentazione e la forza della colonia. Non si deve necessariamente individuare la regina, è sufficiente rilevare covata opercolata. Le scorte alimentari non dovrebbero essere inferiori a 6 kg, poiché il consumo di carboidrati aumenta notevolmente in questo periodo. La forza di una famiglia si stima contando i favi occupati dalle api. Famiglie particolarmente deboli dovrebbero essere unite: apiari inferiori al 50% della forza delle migliori colonie vanno unificati anziché attendere miglioramenti improbabili.
Prime Fonti Significative di Polline
Nel corso di marzo, l’ambiente offre alle api le prime importanti fonti di polline, tra cui noccioli e altre essenze arbustive. Il polline è essenziale per l’alimentazione della covata. Le dimensioni dell’area di covata dipendono tanto dallo spazio disponibile durante le notti fredde, quanto dalla disponibilità di alimento proteico necessario per la crescita larvale. Non vi è alcun sostituto del polline naturale, importantissimo quindi garantire a lungo termine abbondanti risorse polliniche nell’area dell’apiario.
Ispezione Primaverile e Riduzione del Volume dell’Alveare
Gli apicoltori che desiderano sviluppare colonie forti in vista della prima grande fioritura primaverile (colza invernale, acero montano) restringono l’alveare alla sola area effettivamente occupata dalle api durante la prima revisione stagionale. Si tratta di un’antica tecnica apistica sviluppata da Charles Dadant nella seconda metà del XIX secolo, tornata d’attualità grazie alla sua efficacia. Si utilizzano una o due diaframmi ben coibentate, fornite di un piccolo foro per la ventilazione nella parte superiore, da realizzare su misura per l’interno dell’arnia onde garantire la perfetta tenuta. Dietro questi diaframmi, i favi non occupati restano a disposizione ma separati. I favi con scorte posti immediatamente oltre i diaframmi possono essere “aperti” delicatamente con uno scalzatore, spronando le api a trasferire queste riserve nell’area di covata centrale. In questo modo, la regina si celebra su una zona tutta ben riscaldata, facilitando l’espansione della covata, mentre lo spostamento di cibo simula una raccolta e stimola l’ovodeposizione. Rimuovendo pareti fredde e prevenendo la condensa, è consigliabile fornire acqua tramite appositi nutritori, soprattutto se le api volanti non possono uscire regolarmente per procurarsela; in caso contrario, si può offrire una soluzione di acqua tiepida e sale (0,5%) in un barattolo con coperchio gocciolante sopra la zona ridotta, ben isolata affinché mantenga la temperatura. Inizialmente le api consumeranno circa 1 litro d’acqua a settimana, con fabbisogno in aumento con l’espansione della covata.
Termoterapia
Questa pratica presenta anche un’importante funzione secondaria: la termoterapia. Consiste in una sorta di trattamento preventivo contro la Nosema, utilizzando il calore naturale dell’alveare. Le spore di Nosema apis si sviluppano al meglio tra i 30 e i 34°C, ma concentrando le api nello spazio di covata riscaldato (35°C) per almeno 21 giorni, si ostacola la moltiplicazione e si promuovono le generazioni forti di giovani api sane. Con l’arrivo di queste nuove api e la graduale scomparsa delle vecchie, la pressione d’infezione diminuisce sensibilmente. La tecnica è efficace contro Nosema apis e sembra apportare benefici anche contro la più invasiva Nosema ceranae, oggi assai più diffusa pure in Europa, benché meno sensibile alle variazioni termiche. La termoterapia si conferma utile nella prevenzione delle principali malattie fungine che affliggono gli alveari.
Questa restrizione primaverile richiede impegno e dedizione, quindi non è utilizzata negli apiari gestiti in modo estensivo. Ma per gli apicoltori attenti, questo metodo può fare la differenza per lo sviluppo ottimale delle famiglie, soprattutto dove le condizioni climatiche non sono ideali.
Rielaborato e ispirato a fonti di letteratura apistica.
Autore: Tradotto e adattato da materiali professionali di apicoltura.

























































































































































