La scelta del sito dove collocare gli alveari è una delle condizioni fondamentali per un apicoltore ed è spesso determinata dalla disponibilità di un determinato terreno, ottimizzando successivamente la disposizione delle arnie e l’orientamento dei porticine d’ingresso. Se si ha la possibilità di scelta, è preferibile uno spazio dove già dall’inizio della primavera si trovi una fonte d’acqua naturale a non più di 200 metri e, nel raggio di mezzo chilometro di volo, una flora diversificata e ricca...
Prima di iniziare a praticare l’apicoltura bisogna compiere una scelta chiave – dove sistemare le arnie.
La posizione dell’apiario è uno degli aspetti più importanti, di frequente determinato dalla disponibilità diretta di un pezzo di terra; si tratta poi solo di ottimizzare la collocazione delle arnie e l’orientamento del foro d’entrata. Se possiamo scegliere, prediligiamo terreni che abbiano da inizio primavera una sorgente d’acqua naturale raggiungibile (entro 200 metri) e una vegetazione varia entro un raggio di mezzo chilometro, offrendo raccolte di polline già dalle prime fioriture come noccioli, salici, ontani e pioppi. Per la futura produzione di nettare, sono molto utili la presenza di boschetti, alberi da frutto, altre latifoglie, prati naturali, così come aree forestali in grado di fornire melata. Quando fioriscono i grandi coltivi agricoli, la loro vicinanza non è più così essenziale: le api riescono a volare per il foraggio anche a distanze maggiori, ma una fonte alimentare accessibile entro 3 km garantisce comunque migliori raccolti. Le diverse fasi fenologiche delle piante spontanee dei dintorni sono importanti non solo per offrire continuità di pascolo da primavera ad autunno, ma anche come indicatori naturali che suggeriscono i singoli interventi da svolgere durante l’anno. Le coltivazioni agricole risentono delle pratiche colturali, delle varietà, dell’altitudine, della temperatura e delle precipitazioni, quindi non vanno considerate come segnali naturali, anche se restano importanti per stimare il fabbisogno di spazio nei favi e la potenziale raccolta. Se il nostro apiario non soddisfa tutti questi parametri, dovremo sostituire gli elementi mancanti: per l’acqua si possono usare abbeveratoi specifici, mentre la piantumazione di specie mellifere e pollinifere è un rimedio da programmare nel tempo.
Un altro elemento da valutare è l’accessibilità del sito con i mezzi di trasporto e la sua sicurezza per prevenire furti, la possibilità di stoccare materiali necessari, le interferenze dall’ambiente, rischi di alluvioni, la vicinanza di vicini o altri apicoltori, nonché la presenza di predatori. I limiti di una proprietà inclinata e vie d’accesso complicate emergono durante il trasporto delle attrezzature, nei trattamenti invernali o durante la prima estrazione del miele; la mancanza di spazio porta a continui spostamenti per recuperare ciò che serve; il bestiame al pascolo potrebbe facilmente disturbare gli alveari e combattere contro le formiche del bosco è quasi impossibile; infine, scuole o fermate autobus vicino alla traiettoria di volo delle api non sono ideali. È consigliabile instaurare buoni rapporti e rispetto reciproco con gli apicoltori vicini in anticipo: rassicurate loro che conoscete e rispetterete tutte le norme, accettandone i consigli. Se riescono a diventare vostri mentori o fornitori di nuclei, tanto meglio. Tutto ciò rende ancora più importante conoscere le nozioni di etologia, ovvero
Le regole comportamentali dell’alveare
La scelta del posizionamento delle arnie va pensata attentamente, perché spostare le colonie durante la stagione attiva è complicato: le api memorizzano con precisione la posizione dei loro alveari e le bottinatrici continueranno a tornare sul luogo originale, ignorando anche spostamenti di solo un metro. Questa perdita può compromettere la raccolta e addirittura la sopravvivenza della famiglia (ad esempio in primavera). L’unica alternativa rapida è il trasferimento a una distanza di almeno 3 km, dove le api saranno costrette a reimparare la nuova localizzazione, per poi riportarle sul sito definitivo dopo circa una settimana.
Gli alveari si possono sistemare ovunque sia presente qualche albero. Un riparo dal vento, come muri o filari di cespugli, aiuta le api cariche di miele a tornare senza difficoltà; l’orientamento delle porticine a est favorisce la ripartenza precoce al mattino, verso sud i voli anticipati nei primi giorni caldi. Anche un tetto piano e facilmente accessibile, se risponde alle esigenze delle api, si può valutare come posizione adeguata. È essenziale osservare a quale altezza si muovono normalmente le api, così da evitare che siano forzate a superare eccessive differenze di quota o siano esposte a condizioni atmosferiche estreme. Una buona posizione degli alveari aiuta a ridurre il disturbo ai vicini, che potrebbero non condividere lo stesso entusiasmo; eppure, la presenza di apiari anche in zone abitate non è rara, a patto di tutelare la tolleranza dei residenti, che meriterebbe quasi una “ricompensa in miele”. Dirigere i voli d’uscita verso spazi pubblici frequentati viola varie disposizioni civili: una semplice barriera o una siepe di rapida crescita indirizzerà facilmente le api verso aree di volo sicure, evitando problemi con il vicinato. Naturalmente, posizionare le arnie su terreni altrui, anche in bosco, richiede l’autorizzazione del proprietario, e se si tratta di suolo agricolo anche del conduttore. Fare sempre accordi scritti per tutela reciproca.
Da una rivista di apicoltura
Dana Belušová, membro del consiglio direttivo,
segretaria dell’associazione apicoltori di Kladno; membro del 00 Kladno,

























































































































































